Dorothy Leigh Sayers

Dorothy Leigh Sayers (1893-1957) è una scrittrice piuttosto sconosciuta in Italia.

Inglese di nascita, figlia di un pastore protestante, fu la prima donna a laurearsi a Oxford, nel 1920, avendo studiato letteratura moderna e medievale. Oggi è ricordata come autrice di una serie di romanzi polizieschi, il cui protagonista è un gentiluomo-detective, Lord Peter Wimsey. Personalmente riteneva che il suo capolavoro fosse la traduzione in inglese della Divina Commedia, ma scrisse anche alcuni saggi sul cristianesimo (in particolare sul Credo). Alcune fonti dicono che fece parte, altre che ebbe solo buoni rapporti, con il gruppo di scrittori conosciuti come Inklings, i cui nomi più noti sono quelli di Clive Staples Lewis (1898-1963), autore de Le cronache di Narnia, e John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), autore de Il signore degli anelli. Inoltre collaborò con alcune emittenti radiofoniche, in particolare come autrice di testi pubblicitari (alcuni dei quali, con qualche rivisitazione, sono ancora utilizzati).

Nel mondo degli homeschoolers, Dorothy Sayers è ricordata in particolare per una conferenza tenuta nel 1947, presso l’Università di Oxford: The Lost Tools of Learning, poi pubblicata, nello stesso anno, nella National Review e più volte ristampata da allora (online si trova integralmente, in lingua inglese, qui).

Gli “strumenti perduti”, di cui parla il titolo della conferenza, sono quelli dell’educazione classica.

Come studiosa di medievistica, Dorothy Sayers propone un’organizzazione degli studi, dalla prima infanzia fino all’inizio dell’età adulta, basata sulla classica divisione tra le arti del trivio (grammatica, logica, retorica).

La premessa è che, sebbene talora si riesca a insegnare ai ragazzi qualche disciplina specifica, la scuola fallisca in gran parte nell’insegnare invece come pensare, cioè nel fornire gli strumenti mentali che ci permettano di sapere come apprendere, per tutta la vita.

Grammatica, dialettica (logica) e retorica sono visti come tre stadi dell’apprendimento, legati a tre diverse età evolutive.

Lo stadio della grammatica non è strettamente collegato ai soli fondamenti della lingua, ma ai rudimenti di numerose discipline. Esiste una grammatica delle lingue straniere (la Sayers raccomanda il latino, o altre lingue che prevedano le inflessioni per i casi), la grammatica delle arti, della musica, delle varie scienze. Si tratta, in effetti, di una fase “mnemonica” in cui è più facile immagazzinare numerosi dati.

Possiamo, indicativamente, sovrapporre questa età con alunni dalla seconda elementare alla prima media.

Il secondo stadio, quello della dialettica, è lo stadio che fa leva sulla naturale tendenza degli adolescenti a mettere tutto in questione: è il momento di chiedersi perché le cose stanno in un certo modo, se è giusto, cosa accadrebbe diversamente. La logica è in questo caso uno strumento potentissimo (com’è fatta un’argomentazione valida e convincente? Come sono fatte una tautologia, un’affermazione apodittica, una contraddittoria?), che permette non solo di approfondire le varie discipline, ma che svela i meccanismi della buona comunicazione, mettendo gli adolescenti almeno parzialmente al riparo delle insidie di una cattiva argomentazione (della pubblicità, dei media, della politica, dei luoghi comuni…).

Infine, più o meno tra i quattordici e i sedici anni, si approda allo stadio della retorica: allo studente si richiede di approfondire le varie discipline direttamente dalle fonti (lettura dei classici, di opere filosofiche, storiche, scientifiche, non di loro esposizioni semplificate) e capacità di sostenere un’argomentazione in modo approfondito e convincente, con  le parole, i ragionamenti e i riferimenti più adatti.

Ripeto: le tre fasi possono essere applicate alle varie discipline, non valgono solo per la lingua, sono delle metodologie di approccio. Il risultato dovrebbe essere un giovane adulto in grado di pensare, di esporre ciò che sa e ciò che pensa, sia oralmente sia in forma scritta, di affrontare qualunque nuovo argomento sapendo come muoversi, di approfondire alcune discipline specifiche che diverranno la base della sua occupazione da adulto.

La mia opinione è che solitamente le discussioni sulla metodologia siano sovrastimate a discapito dei contenuti, ma non è questo il caso di Doroty Sayers, che ha trovato il modo di proporre solidi contenuti (la fase della grammatica, in cui si memorizza di tutto: dalle capitali del mondo, ai tempi verbali, dalle tabelline ai vari apparati del corpo umano), inseriti in un contesto di metodo ampiamente testato per alcune centinaia di anni, che porta a un sempre maggior approfondimento, a una maggiore comprensione e alla rielaborazione personale come punto di arrivo di un percorso.

Il rischio, al contrario, è di dare eccessiva importanza alle “opinioni personali” dei bambini prima che questi possano avere sufficienti dati per formare tali opinioni e con la tendenza, sempre più diffusa, a non fornirli mai, tali dati.

Significa dire al bambino che è importantissimo ciò che pensa, senza dargli nessun dato concreto e metodo con cui pensare. Significa ingannarlo, insomma.

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