Il segno più evidente dell’umiltà è la prontezza nell’obbedienza.

San Benedetto, Sancta Regula,  Capitolo 5.

Esce domani, 13 maggio 2014, il terzo libro di Costanza Miriano, dal titolo Obbedire è meglio. Le regole della Compagnia dell’agnello, edito da Sonzogno. Ne è passato di tempo da quando parlavo del suo primo libro, Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura, ora in edizione Sonzogno 2013, aggiornata e arricchita. Nel mezzo: Sposala e muori per lei. Uomini veri per donne senza paura, Sonzogno 2012, e alcune edizioni straniere di Sposati e sii sottomessa: spagnola, portoghese, polacca, più quella statunitense e quella francese in preparazione. E ancora decine di post ne Il blog Costanza Miriano, diventato ormai un catalizzatore di firme e idee del mondo cattolico più fedele al Magistero, e ancora: alcune polemiche, molte conferenze, interviste, articoli, marce per la vita, persone che si incontrano, riconoscono e avvicinano grazie alla lettura dei libri di Costanza.

Il nuovo libro non parla più – solo – di maschile e femminile, ma allarga gli orizzonti a tutti gli aspetti dell’obbedienza. In dieci capitoli la Miriano fa un percorso assolutamente contro-corrente nella mentalità contemporanea, incoraggiando i lettori a lasciarsi alle spalle la realizzazione superficiale di sé, i quarantenni che non hanno ancora deciso che cosa vogliono fare da grandi, le grandi riflessioni su quello che avrebbe potuto essere, per proporci una vita buona e sensata nell’aderire alla realtà, nell’obbedire prima di tutto al dato biologico – nasciamo maschi e femmine – poi a quello biografico – abbiamo quel marito, quella moglie, quei genitori, quei figli – fino ad aderire al progetto che Dio ha su di noi.

La Compagnia dell’agnello è la compagnia di coloro che si fidano di Dio più di sé stessi, che vogliono vivere gioiosi, ma non temono la croce, non si risparmiano, non vengono meno alla durezza del compito, anche se quella durezza non l’avrebbero mai cercata. Sono hobbit del nostro tempo, dediti alla vita buona, ma capaci di affrontare compiti di fronte ai quali altri più grandi e più importanti hanno fallito. Costanza Miriano parla di obbedire alla vita, alla propria vocazione, al lavoro, agli altri, agli amici, alla famiglia, ai figli, alla moglie, al marito. La forma però in cui il libro propone tutti questi temi non è quello di un pizzoso trattato di devozione per signorine di altri tempi: è impastato di borse di coccodrillo viola, trucco ai semafori, Barbie che misteriosamente ingrassano, porte del bagno dietro cui ci si vorrebbe barricare, ritardi al lavoro, figli con un senso dell’umorismo decisamente ipertrofico, fumetti di Zerocalcare, telefilm di Violetta, smalti per le unghie.

Ma c’è una cosa che voglio aggiungere di Costanza, che non si può leggere nei suoi libri perché bisogna scoprirla guardandola negli occhi: l’attenzione gioiosa che ha per il suo prossimo, il vero interesse per le persone che la circondano, la generosità senza misura di chi dà sempre in abbondanza – tempo, fatica, simpatia -, di chi si toglie una collana per regalarla alla bambina che le ha detto che è bella, come – se non la fermi – si toglierebbe le scarpe se le dici che sono proprio quelle che stavi cercando. La capacità di ascoltare l’ennesima confidenza da una lettrice sconosciuta cercando subito come essere di aiuto, e di sopportare di essere un po’ sbranata da mille parti mantenendo il sorriso sulle labbra. Il tutto tentando di non far vedere che costa fatica e che non ci sarebbe altro motivo per farlo, se non per ricambiare le attenzoni che abbiamo ricevuto da Nostro Signore. Proprio come agnelli, che offrono il collo a chi li ama.

 

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