Sul blog di Giorgio Israel si trova il bellissimo articolo apparso su Il Messaggero, il 12 settembre 2011.

 

Ecco l’inizio:

 

Qualche anno fa, di fronte allo sfascio della scuola, si era diffusa la consapevolezza che fosse necessario riaffermare i principi del “merito” e del “rigore”. Nessun ritorno impossibile alla scuola delle bacchettate sulle dita, ma occorreva accantonare l’idea del “successo formativo garantito”, il modello di una scuola in cui non si fatica mai, in cui gli studenti sono coccolati in una campana di vetro, da cui peraltro prima o poi dovranno uscire. Non bastava più quello che Hannah Arendt definiva come il «mediocre pragmatismo secondo cui si può conoscere e capire soltanto ciò che si è fatto da sé», inculcando solo tecniche e non conoscenze, col rischio di dimenticare che il fondamento della libertà è proprio la conoscenza.

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