Soli cospirano efficacemente contro il mondo moderno coloro che propagano in segreto l’ammirazione della bellezza 

(Nicolás Gómez Davila)

 

“i ricercatori di Gerush92, organizzazione che gode del rango di consulente speciale del Consiglio Economico e Sociale dell’Onu, vorrebbero mettere al bando o almeno censurare la Divina Commedia, rea di diffondere “contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza” nei confronti di ebrei, islamici e omosessuali” (fonte: Avvenire)

E la Chanson de Roland, Tasso, Ariosto, Shakespeare, Blake… Via tutto.

La Bibbia, Chaucer, sant’Agostino, via.

Una tabula rasa. Niente cultura, niente religione, niente civiltà, se serve anche niente linguaggio. Un bel grugnito, una clava, e via.

È questo l’orizzonte che stiamo disegnando?

Non si tratta più di eliminare le nozioni a favore delle famose e fumose competenze. Si tratta di procedere a una ridefinizione a tavolino. L’Odissea parla di guerre di conquista, di donne prese come ostaggi di guerra, usate a piacimento dei loro rapitori, via. Shakespeare nel Mercante di Venezia non mostra certo simpatia per gli ebrei, via. Ma nella Bibbia, soprattutto, troviamo pagine di condanna, via, via e via.

Visto che è scomodo, o tutto sbagliato, sarebbe meglio azzerare il nostro patrimonio culturale. Lo potremmo poi sempre sostituire con un paio di pagine sul rispetto della natura, qualche riga sulla raccolta differenziata, qualche aforisma sparso che non urti nessuno. Sui fiori, magari, che già i bambini sono terra di dura contesa.

In musica non va meglio, perché Mozart è massone, Bach cattolico e Wagner, come è noto, fu piuttosto simpatico ai nazisti.

Arte? La Cappella Sistina parla del Giudizio Universale, ditemi voi se c’è qualcosa di più politicamente scorretto.

Tutto ciò che costituisce il patrimonio culturale dell’Occidente ha evidentemente bisogno di pensiero critico e di essere conosciuto a fondo per essere compreso e apprezzato. Gli esperti di Gerush92 preferiscono però una scorciatoia: non amando, forse, il pensiero critico, e certamente non praticandolo, non conoscendo a fondo ciò che propongono di eliminare, nel dubbio preferiscono una gomma da cancellare, una mano di bianco, un silenzio che è vuoto. Siamo certi che da questo vuoto verranno fuori le forze migliori dell’uomo, quelle che rispettano, che non discriminano, che non accusano? O ne usciranno grugniti di rabbia, senza parole, un puro esercizio della forza contro ogni ragione, contro ogni bellezza, contro ogni appartenenza.

Continuare a sentirsi a casa nel nostro patrimonio culturale, continuare a leggerlo, vederlo, ascoltarlo, equivale a ciò che fecero i monaci alla fine dell’Impero Romano, copiavano pagine su pagine, salvandole dall’oblio.

Avrei preferito che non si arrivasse a tanto, ma evidentemente leggere Dante ai nostri figli, o la Bibbia, o Shakespeare, costituisce oggi una resistenza e una disobbedienza che mille indignati non potrebbero immaginare.

Qui  e qui la notizia

Qui un commento di Alessandro D’Avenia, autore di due romanzi, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Ed. Mondadori, 2010) e Cose che nessuno sa (Ed. Mondadori, 2011).

Qui un commento di Camillo Langone, che molto giustamente spiega come eliminare Dante sia il primo passo per eliminare il massimo testo politicamente scorretto, la Bibbia.

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